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giovedì, 13 novembre 2008
FATIH KARAKAS: PELİTÖZÜ GÖLÜ
Si è stanchi
spesso
di qualche felicità
troppo impavesata.
E adesso che non sono
io so
che un velo fa da soglia
al corallo dei capelli.
come un'attesa
intesa fra te e le lanterne
nel largo cobalto
egeo.

Non ti arrivai alle labbra.
Caddi molto prima
in aprile
a Gallipoli
nell'improvvisa resa
senza uscita
e senza inquisizione.
Colpito
nell'imperfezione di equilibrio
ripassando in memoriam
i tuoi occhi.

Lo scoglio di Tuzla
dove portarmi ogni tanto
a saggiare il sale dentro un soffio
coi fossili annusati
nelle dita.
Quelle visioni del sempre.

Ora
l'inchiostro del mio sangue
che fu il tuo dolore
ha fissato ogni pace
nei trattati.
E
in questa quiete
non sono
io
che versi delle tue preghiere
nel silenzio blu
di Tokali.
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lunedì, 10 novembre 2008
sue_boynston_waterfall
Si fa pace a poco a poco
con l'essenza delle cose.
Con le ancestrali fughe.
Col conteggio maschio
e baro
delle carte.
Coi ricordi ramazzati
e con le stelle
fisse bene
al sottosuolo combaciante
delle orme.

Si fa pace
coi camminatori
che chiedono una sosta
chini e accorti
orecchio sul ventre
al parto
dei chissà quanti anni
che chiamano
futuro.
Si fa pace in ogni bene
detto taciuto
deluso
fiducioso della residua luce
di piccole parcelle
di solstizi.

E poi è pace
l'ala fendente
nella torsione piena.
La bicchierata di taverna
è pace
terrena eterna
dando voce
al semplice battito
delle cose.

Perché così si è.
E non fummo altri
scelti a occupare
per conto terzi
i metri cubi d'aria
necessari.

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domenica, 09 novembre 2008
Ann Erpino: Lullaby
Chi sei per essere
me
tu?
Chieditelo mentre penso
che io non darò più nome
a nessuna innocenza
che non venga
in assenza di parole
e da un solo battito.
Semmai accompagnato
dalla scansione
di un respiro.
Uno.

Lo so
che ho attraversato marmi
con ali di farfalla
e prescritto cure
chiamando le malattie
per nome
perché al sottile tatto di parola
tornassero remote
le sconfitte
e infine scolorite.

Lo so
che sono fisso
negli sguardi delle donne
loro per me
io per loro
in reciproche alleanze
misteriose
e che sono queste
le sole fonti
alla distinta lettura
della vita.

Ma io
non voglio il mio posto sempre
se chi vive
non cerca vita
perlomeno in una nenia.
E non torna indietro
al capitolo primo
di se stesso
saltando
ogni prolissa prefazione.

Perchè non c'è lotta
che sia più scaltra
del disinnescare
le ogive nucleari
in grembo.
O contro il freddo lagunare
che sale
così apicale
ricamando linee di confine
tra me
e un me stesso
altro.
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giovedì, 06 novembre 2008
Sue Boydston: Lono
Avevo solo il sole
in cui dormire
autorizzato
il Labrador al sorvolo
appena sopra
i ventimila piedi.
Fa così novembre
il controvento a sbalzi sulla coda.
Macchina indietro
sul tramonto
appena un po' sbrinato
di perle d'acqua
in corsa sul vetro
all'incontrario.

Com'è diverso
tutto
ora.
Perfino il vociare delle news
mentre governo il fischio
della cucuma
e il signore del tè
si cerca un angolo
remoto
a South of Houston.

Avrei compiuto
i tuoi anni
esatti
se un po' su me
posata
tu avessi sgominato
la regola di Gauss
nella spinta amorosa
vettoriale
che porta ai silenzi
della quiete
e poi della tempesta.

Ma hanno deciso
le luci basse
del Faubourg
per noi.
Senza diplomazia.
Solo coi codici binari
degli sguardi
del più composto e sensato
degli addii.
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martedì, 04 novembre 2008

Kim Henderson: River Run Dry
Ho avuto
il viso acceso
da piccoli sbandi.
Da interruzioni di parola.
E l'improvviso
di un bacio
mi ha colato a picco
nei capelli.

Dammi le istruzioni
per la risalita.
Io terrò gli occhi
bene chiusi.
Mi basteranno dita
per captare i ciottoli
ai tuoi argini
messi a calendario
di ogni nuovo fiume
di futuro.

Ti aspetterò
pertanto
il tempo che
a un botton d'oro
serve per gemmare
svettando verde
trasalendo
da ogni secca.
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sabato, 01 novembre 2008
Peggy Sampogna: Paper Moon N.3
Dovrai trovarmi tu
adesso
e darmi un nome
messo al futuro
che evochi
nel dirlo
appena un sibilo
degli occhi cuneiformi.
Dei tuoi
verdi pioggia.

Saremo mentre siamo
tiranti
controvento
fedele bollettino
ai naviganti
code di folate
semina di grano
in dimore d'acqua
piccoline.

Scendimi per sapermi.
Io sono carta bianca
diventata
disco della luna
da scriverci
attraversando il cielo
con la mano.
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venerdì, 31 ottobre 2008
Synthia Saint James: A Brilliant Sky
Mi è utile lo sguardo
sui cani azzurri del tramonto.
Quando salvo in memoria
ogni minima speranza
che sia tu
l'offerta senza fili
universale
dei tanti prolungati ieri.
Come canto di gaide
sul lago d'Ocrida.

Ma chi sarà
quel Dio
delle ferite smarginate
che vedo
proprio in cuore ai tigli?
Mostri i documenti
perché fitte
da lui eredito
in tutto questo
perdermi e decollare
da comignoli
come promessa incipiente
di cicogne.

Come non mai
guadagno
tutto il cielo
ora
e cerco un nome
ben racchiuso.
Bruco da farfalla.
Segreto vergine
proferito
a voce piccola
ma piana.

E io lo dispiegherò
ben presto
in tutto lo smalto
di sorriso
nella mia nuova
avventurosa corsa.
Avverrà ciò
precisamente
quando tutti i muri al mondo
diverranno
miracolosi pori
respiranti tutta te
da tutto me.
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venerdì, 24 ottobre 2008
Erik Wilhelm Sturm: Bad Ideology
Sapevo
di un futuro
da sostare a bere
acqua
al cambio di guardia
delle ore.
Quante volte
tornai
a rivederne i fiotti.
E ravvisai
stemmi divini
in questi occhi
diventati
pericolosamente te
a guardarti.

Non m'infransi
in pianto.
Ma
a ogni balaustra
l'affaccio sul domani
commosso
io scambiai per due pinoli.
E per abbracci floreali
diedi cuoio a cordicelle
in pegno
da intrecciarsi ai polsi.

Orgogliose grida
d'aria marina
cantarono in eco
mentre mi spinsi
oltre
e oltre
per vedere come si ricapitola
la grazia.

Mi fido delle donne
che parlano
con voce d'arpa
e di girasole.
Con ritmi costanti
d'ansia e calma.
Mi fido
delle corazze
se cadute.
E poi di lacci teneri
agli snodi
perché alle vere gemme
basta il molto poco.

Mi fido
del baciare sulle punte
e perfino della vita
spesa in vodka.
Perché nacqui
io
nel giorno
in cui poter mutare
ogni dolore.
Le volteggianti
lacrime
della trapezista a Varna.
I sonni
a gomiti ordinati
e a visi spenti
su assi opache
di osti di malora.

Perché ho sentito
le buone nuove
di ogni cuore
che avverte l'aria
più perfetta
sfuggita al ghiaccio.
E ne apprende
ogni purezza
che è
distillata vita
dopo il gelo.
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mercoledì, 22 ottobre 2008
Piero Donatini: L 
Come cuspidi d’aria
le cose non dette
sono alate saette
scoccate
dai celesti imperi di labbra.
 
Nessuno assecondò
gli istanti
né le piccole offerte
di pesche sui cigli
Ha ragioni
tacite
chi governa i pesci
e
l’innamorato silenzio
dei corbezzoli
ansimanti vento.
 
Cedo il passo al silenzio
sempre
quando mi avvedo
che la cenere scossa
di parole
altro non è
che la fiamma estinta
di ciò che fui
nell’eterno riposo
di ogni giorno.
 
Non si coglie abbastanza
al volo
il tempo
per farsi altri
di essere nel divenirsi.
 
Ma io ho nelle mani
il quarzo del candore
che forse sarà
residua voce
di quegli anni
in disciplinata fila
che chiamano
avvenire.
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sabato, 18 ottobre 2008
Kim Rooney: Under the Old Apple Tree
Sono alberi di perle
raggi cangianti
l'uomo e il suo cappello
tenuto
sul rovescio
della tesa.

Le vite in pasto
al mattino.
Ombre topazio
prima del sole
dritte
che scendono
da Shady Grove
i metropolitani
limbi di grigiore.

E tu

Fusto ancillare
silenzioso
nel riverbero ordinato
del vento
chiudesti gli occhi
quando ti deposi
le labbra in palmo.

Il mio sambuco
ombra e calendario
chinato nell'ascolto
centenario
di ogni possibile futuro
tacque
all'eseguire
lo spartito di parole.
Tacque per averle
tacque per tacerle
e saperle
liberate all'aria.

E avvertii
alberi resi alla terra
che divennero
confine di ogni solco.
E della libellula
mani danzanti
uscite dal ghiaccio
di anestesia spinale.
Seppi di ogni riccio
arreso
all'empietà d'asfalto
e dei cani
che seguono la traccia
di ogni umore
del padrone.

Si chiama Amore

Intuire
la curvilinea trama
dell'orizzonte
consegnato agli occhi
in tempo e latitudine
precisi.

E accade
che nessuno verrà a chiedere
più
un'altra vita
per ricominciare
ma la sua
soltanto
per consegnarsi
vivo
a ogni tappa
e a ogni meta.

Lentamente

Solo così
si impara a cadere
come frutti
doloranti e pieni.
Elettrici e pregni
di correnti nuove
come inizi di linee rette.

Finalmente
infinite.
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