
Si è stanchi
spesso
di qualche felicità
troppo impavesata.
E adesso che non sono
io so
che un velo fa da soglia
al corallo dei capelli.
come un'attesa
intesa fra te e le lanterne
nel largo cobalto
egeo.
Non ti arrivai alle labbra.
Caddi molto prima
in aprile
a Gallipoli
nell'improvvisa resa
senza uscita
e senza inquisizione.
Colpito
nell'imperfezione di equilibrio
ripassando in memoriam
i tuoi occhi.
Lo scoglio di Tuzla
dove portarmi ogni tanto
a saggiare il sale dentro un soffio
coi fossili annusati
nelle dita.
Quelle visioni del sempre.
Ora
l'inchiostro del mio sangue
che fu il tuo dolore
ha fissato ogni pace
nei trattati.
E
in questa quiete
non sono
io
che versi delle tue preghiere
nel silenzio blu
di Tokali.
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