
Vive il mio amore
perso in ombrellini di cioccolato.
Di suoni di giochi sghembi vive
nel freddo intrappolato dai vetri d’un brefotrofio.
Si porta dietro un bagaglietto aperto
di vita semplice, fatta di poche attese.
E di nessuna malizia.
Teme il non amore e i dispetti
del mondo teso al varco
giusto alla fine di ciò che è l’innocenza.
Ma lui è nato da rose del Mar Nero
in volo e sudato, fra queste braccia insonni
di emozioni e di foschie nevose
frugali incipit di cene
e vapori di lunghe notti nei Balcani.
E’ appena nato ieri, e io con lui
amore nell’amore fisso agli occhi
quasi avesse la mia lingua a dirlo tutto.
Baciai l’odore dei capelli
d’un taglio frettoloso, di figaro dei poveri
neppure un cavallo amico
silenzio d’acciaio, rotto solo da piccoli singhiozzi.
Questo mio amore, dalla vita così attesa
e scarna di partenze e di ritorni
cade ancora nelle trappole più belle
di babbinatale e altre favole alate.
E si commuove, piccolo amore
per un cartone animato da un barbone
nell’indifferente fluire di vite
che paiono sempre tutte inesorabili.
Mi guarda e chiede ancora, a me
se proprio volevo, e quanto!
davvero essere il padre di lui, così solo.