> OFFICINA NOTTURNA
domenica, 23 settembre 2007

acqua

Ti accorgi di quanti pensieri non sfogliamo mai?
Quanti restano nei loro in-folio,
privi di una mano che ne liberi le pagine?

 

Gemmare in primavera,
quasi la gemmazione degli esseri umani davvero esistesse.
Imparare a memoria opere e sinfonie.
Immaginarsi direttori di musici e cantanti.


Le cose più belle non viaggiano da sole,
se noi non le facciamo viaggiare.
Siamo il motore e quelle si muovono da sole, per inerzia.
Devono accadere e noi passarvi in mezzo.

Immaginare casa a Parigi, Rue de st. Antoine.
Immaginarne una in Virginia, sotto larici debordanti vita.
Spostarsi col pensiero tra due punti del mondo,
come se fosse la stessa casa.

Imbardare un aereo per carpire la violenza della gravità,
e l'altra salvifica del vento che ti sostiene.
Invertire i reattori atterrando su gemme di rugiada,
e a manetta ridecollare.

Fermarsi a vedere il mare.
Guardarlo restando senza mare, come le barche dopo la pesca.
In bici senza mani; fare delle mani ali per sentire il vento.
Dividere il pane con un germano reale.
Divorare arachidi e pannocchie alle feste patronali.

Ascoltare i suoni dei fili d'erba, sporcarsi di cioccolata.
Dare forma alle nuvole, trasformarle nei vortici di Penrose.
Cementare amicizie, vendicarmi. E poi chiedere perdono.
Mentire, e spudoratamente.
Inseguire la verità come una tappa provvisoria: segmento d’infinita vita.
Sentirsi infinitesimi e frattali.

 ...Fa che tutte le tue mani perdute s’intreccino.
Che la terra Meraviglia abbia il tuo nome,
e il nome che poi avranno i germogli e i frutti.
Da portare in te e con te, sempre.

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domenica, 23 settembre 2007

Tesa l'ala estrema ad aspettare che l'Austro

dia la portanza a un pensiero solo.

Volo.

Le flebili luci dal suolo, se sto attento,

si trasformano in voci nell'aria,

che declinano la rotta del ritorno

dalle correnti irose alla nuda terra.

 

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