
I lumi sui cammini
appaiono nelle più disinvolte piogge.
Fasci di Leonidi a picco
e tu
che sali dall'acqua madreterra
ai cipressi lattei delle nubi
ai cieli inerpicati
alle somme magnitudini
sfiorate dai pianeti.
Non muoverti!
è il comando all'amore ubiquo
miglia ghiacciate
sulle finitudini lunari
che non basta farsi crisalide
se nelle ali non è il volo.
Nessuno più conosce
il regnare dei rami sopra il sole
quando accade
e accade
che i tramonti ci vestano da notte.
Divora
il fuoco
i cibi acerbi
e i racconti che passano di mano
dei cavalieri prostrati sul Sepolcro
dei respiri nel ventre di ogni cuore.
E suona
l'erba
l'estenuato nome
di ciò che ognuno è stato.
Così cantano
gli improvvisati venti
e tutti i pinnacoli e i fondali.
Perdonami questo amore
così feriale
la poc'anima qui in seno
il grigio lento del futuro.
E' che fui prima d'esserti
il Tu dato da Dio
a queste forme d'uomo.
Per cui poche paure.
Fatti midollo d'ossa rigogliose
compagno e
in fine
seme d'orizzonte.
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